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Cinco preguntas al MAECI

Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale

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Il caffè e il riscatto femminile in Guatemala.

Le cooperative del progetto CaféyCaffè hanno aperto la strada al coinvolgimento attivo delle donne nella gestione operativa. Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci) risponde alle nostre domande, spiegandoci la visione del progetto promosso e la sua replicabilità.

A Expo Milano 2015, i visitatori conosceranno il progetto del Maeci grazie al video proiettato all’interno del Padiglione Zero. Che messaggio vi piacerebbe trasmettere del vostro approccio al tema della sicurezza alimentare?
Le piccole aziende familiari produttrici di caffè di qualità centroamericane possono migliorare la propria situazione economica e ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività se uniscono le proprie forze associandosi. Con delle tecniche colturali tradizionali rendono il loro caffè “unico” e rispondente all’esigente e crescente nicchia di mercato “gourmet”. Inoltre la coltivazione del caffè è diventata un elemento fondamentale di sviluppo economico e di emancipazione sociale delle donne.

Quali difficoltà avete incontrato nel vostro percorso? Come le avete superate?
Al principio si è dovuta superare una grande resistenza nell’ambito delle dirigenze delle cooperative al coinvolgimento attivo delle donne con ruoli che le attribuivano responsabilità operative e decisionali oltre alla diffidenza di quest’ultime, legata a retaggi culturali mai superati. Resistenze e diffidenze sono state superate attraverso il confronto e la condivisione che ha permesso di smussare le criticità ed esaltare i vantaggi economici e sociali che apporta alla comunità l’emancipazione delle donne e il pieno riconoscimento del loro ruolo.

Rispetto alla data di presentazione della domanda, quali nuovi risultati avete raggiunto?
Sono stati consolidati i risultati raggiunti e le attività sono state estese a tre nuove cooperative, grazie a un nuovo finanziamento della Cooperazione Italiana concesso lo scorso dicembre. Il vero salto di qualità a cui si punta con il nuovo finanziamento risiede nel tentativo di contribuire a creare una spirale virtuosa tra l’aumento dei redditi a livello individuale e il miglioramento della qualità di vita della collettività. Una parte degli introiti generati grazie al progetto sarà destinata a istituire nell’ambito delle cooperative dei servizi a favore delle donne.

Che sviluppi avete previsto nel lungo termine per la vostra idea?
Per dare un volto umano allo sviluppo economico ed esaltare le caratteristiche e il potenziale del modello cooperativo, bisogna consolidare la validità imprenditoriale delle attività avviate dalle donne delle cooperative, cercando di aumentare la loro autonomia e le capacità decisionali.

Intendete replicare il progetto in altri Paesi o in altri contesti?
Visti i risultati, la semplicità e la modernità di approccio e la sua grande accettazione, il modello proposto dal progetto CaféyCaffè può e deve essere replicato in altri Paesi e per altre filiere produttive. È un esempio da presentare (in questo l’opportunità di Expo Milano 2015 è fondamentale) e da suggerire per altre iniziative nell’ambito della valorizzazione delle filiere agroalimentari nei Paesi in via di sviluppo. In questa visuale, stiamo già operando per creare dei collegamenti tra CaféyCaffè e altri progetti in fase di avvio o di programmazione nel settore agricolo in America Latina.

Fonte: Magazine Expo
Url: http://magazine.expo2015.org/cs/Exponet/it/innovazione/cinque-domande-al-maeci–il-caffe-e-il-riscatto-femminile-in-guatemala

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